|
GIRO DELLE FIANDRE
2004:
l'avventura del
TEAM Bicidea
La notte del 3
Aprile trascorre
tranquilla e serve
per ricaricare le
energie dopo il
viaggio del giorno
precedente da Milano
ad Aalst, così la
mattina appena
sveglio volgo lo
sguardo alla
finestra della
stanza d'albergo che
divido in compagnia
di Fabrizio, per
vedere che clima ci
accompagnerà nel
nostro
Giro delle Fiandre.
Il cielo è coperto,
durante la notte
abbondanti scrosci
d'acqua hanno
rinfrescato l'aria,
ma qui al Nord il
tempo cambia
repentinamente e il
chiarore che si
scorge all'orizzonte
dalla parte del Mare
del Nord fa ben
sperare per il resto
della giornata.
Scendo per
l'abbondante
colazione e mi
ritrovo con i
compagni del
Team Bicidea
e del gruppo
ciclistico Argentia
per saggiare la
temperatura esterna
in modo da scegliere
l'abbigliamento più
idoneo per la corsa.
Riunito tutto il
gruppo,
20 atleti,
ci avviciniamo in
auto presso la
località di
partenza,
parcheggiamo e
scaricate le
biciclette dal
furgone, dopo un
ultimo controllo,
iniziamo a pedalare
verso
Ninove
immettendoci sul
percorso delle
Fiandre (percorso
da 147 Km).
Non mi sembra vero
sto pedalando sullo
stesso percorso che
domani affronteranno
i professionisti e
forse per
l'emozione, forse
perché è quasi una
settimana che non
pedalo sento che le
gambe non girano
come dovrebbero, ma
è questione di pochi
chilometri. Il vento
che spira dal mare
non aiuta certo a
carburare ma in
mezzo al gruppone ci
si riesce a riparare
un po' e così dopo
27 Km ecco che
annunciato dallo
striscione arriva il
primo muro della
giornata, il
Rekelber.
Come inizio non è
male, non è
durissimo e le gambe
iniziano ad andare
bene e passato il
primo ostacolo
troviamo
Molenberg,
Wolvenberg
e poi dopo il primo
rifornimento un
lungo tratto di
pianura con vento
laterale e leggera
pioggerella. Ora
capisco meglio cosa
s'intende per
inferno del nord.
Passa la pioggia ed
anche qualche altro
muro,
Oude Kwaremont,
Paterberg
e arriva il
Koppenberg
(pendenza
massima 22%).
Stradina stretta
svolta a destra e
davanti ti trovi un
acciottolato della
pendenza
impressionante e si
erge in maniera
vertiginosa, del
quale non vedi la
fine e ti chiedi da
dove è uscito poiché
intorno è quasi
tutta pianura.
Comunque, forse per
la pioggerella
precedente o più
probabilmente per
"merito" di alcuni
spettatori la strada
è viscida come una
saponetta e quasi
tutti scendono dalla
bici per affrontare
il tratto più duro a
piedi. Io trovo un
varco tra tutti i
partecipanti e provo
ad infilarmi con
agilità, ma nel
punto più ripido,
quello bagnato, la
ruota posteriore
slitta e mi ritrovo
a terra; risalgo in
fretta e continuo
con il resto del
nostro gruppo verso
il traguardo. Sotto
alle ruote scorrono
altri muri
asfaltati e in
pavè
e altri tratti in
pianura dove i
gruppetti che si
sono formati
viaggiano ad
andatura sostenuta.
Prima del traguardo
finale ecco il
mitico Kapelmuur,
il punto nel quale i
professionisti
sferrano solitamente
l'attacco decisivo
per arrivare al
traguardo in
solitudine ed anche
oggi l'incitamento
è da brividi,
il pubblico numeroso
ai bordi del budello
in pavè ti dà una
carica enorme
e quando vedi la
chiesetta
in cima alla strada
ti accorgi che
hai fatto qualcosa
di cui essere fiero.
Da qui al traguardo
è tutto un
susseguirsi di
emozioni che ti
passano in testa e
ti senti felice
fino al traguardo
finale con l'arco
giallo di
Ninove
che domani
incoronerà un nuovo
"Leone
delle Fiandre".
Stefano,
Dario,
Roberto
e
Fabrizio
ringraziano il
gruppo ciclistico
Argentia di
Gorgonzola per la
simpatia,
l'accoglienza e
l'organizzazione di
questi tre
memorabili giorni.
|